BIOMETANO IN ITALIA PENSATO PER L’AUTOTRAZIONE, RITARDI E MOLTE DOMANDE APERTE
Data: Tuesday 16 May 2017
Argomento: Metano e ambiente


La storia del biometano italiano è proprio una vicenda infinita tutta italiana. Da anni se ne parla, se ne discute. La normativa è di certo ostica fra certificati verdi e compagnia, sta di fatto che è una realtà da anni in altri paesi europei ricavato da coltivazioni agricole, rifiuti alimentari e acque reflue. Adesso parrebbe che sia in dirittura d’arrivo per l’estate con un piuttosto singolare tetto quantitativo d'immissione che potrebbe essere aumentato ad hoc di volta in volta. Non se ne capisce il senso visto che l'obiettivo dovrebbe essere quello primario di sostituire il maggior quantitativo possibile di metano fossile, ma ci saranno ragioni dietro questo tetto, che, a logica, ci permettiamo di affermare di non capire.

Alla giornata del biometano tenutasi recentemente a Tortona (Alessandria) si è fatto il punto della situazione fra sistemi diversi di ottenimento dall’upgrading del biogas. Certo è che il tutto abbisogna di parecchi e sostanziosi investimenti, che sono stati fatti fino a poco tempo fa essenzialmente per produrre energia elettrica da biogas.


Mentre in Italia se ne discute ancora, rifornirsi di biometano 100% è già possibile da tempo all'estero,
come presso l'impianto Tigas a Schlitters in Tirolo.


Dal produrre energia al biometano, non conviene

Convertire ora questi impianti, come è stato riferito al biometano day a Tortona, parrebbe non essere conveniente per una serie di ragionamenti tecnici, giuridici e finanziari assai complessi che al "cittadino medio" fanno venire il mal di testa, come ad esempio il limite di introduzione in rete. Con l'incognita dei costi per i nuovi impianti di distribuzione per autotrazione che dovrebbero comunque godere di interessanti contributi per la realizzazione.

Gli allacciamenti alla rete... si salvi chi può!

Per tacere della problematica di allacciamento degli impianti di produzione di biometano ai gasdotti, problematica duplice visto che spesso gli impianti sono sparsi per le campagne e zone rurali e pure distanti dai metanodotti. L'allaccimento avverebbe secondo le procedure di Snam il che significa una (costosa) trafila burocratica, dai tempi spesso incerti e lunghissimi, ben conosciuta dai distributori di metano normali per i tempi dilatati e per i costi a dir poco cospicui se il metanodotto è lontano. Il che potrebbe far desistere anche i più volenterosi. A marzo 2017 risultavano a Snam 150 richieste preliminari, 23 richieste di allacciamento e 4 offerte accettate. Anche la creazione di un distributore di biometano, se l'impianto è lontano da strade trafficate, finirebbe con l'essere una "cattedrale nel deserto" salvo che non vi siano mezzi da rifornire in loco. La soluzione potrebbe essere il trasporto del biometano su carri bombolai che, per quanto sentito, parrebbe essere economicamente sostenibile. Altra soluzione possibile la liquefazione per produrre biometano liquido, operazione che parrebbe oggi antieconomica rispetto al biometano fossile.

Certo che quando si vedono progetti come questo in Francia a Mortagne-sur-Sèvre, sembra che sia un altro pianeta, almeno fino ad oggi.


L'apertura del raccordo di immissione di biometano nella rete Grdf a Quimper in Francia, in secondo piano la cabina d'immissione di Grdf.
(foto da twitter.com/BFourdan)


L'attesa della norma europea sulla composizione del biometano

Certo si rimane perplessi quando si sente che a livello europeo è ancora in discussione una norma che stabilisca le caratteristiche del biometano immesso in rete per autotrazione. Il che fa pensare che talune problematiche avute da possessori di auto a metano, ad esempio nei Paesi Bassi, sia dovuta proprio alla differente qualità del biometano immesso in rete. Il tema è delicato considerando che taluni componenti che compongono il biometano, a seconda della loro presenza maggiore o minore, vanno ad influire direttamente sul funzionamento e sul rendimento dei motori. Norma europea che dovrebbe comunque essere approvata nel corso di quest'anno.

Biometano e autotrazione in un panorama sempre più depresso e le prospettive per autobus e camion

Il problema semmai è come conciliare questa novità con l'andamento del mercato dei mezzi a metano. Il ben noto calo delle immatricolazioni di auto GNC, dovuto anche alla mancanza di nuovi modelli di serie e dalla riduzione dell'offerta, e dalla crisi costante delle trasformazioni after-market, fa pensare che il biometano stia "arrivando lungo". Non solo, potrebbe essere un volano incredibile per il trasporto pubblico locale, tema mai preso in considerazione sul suolo italico e che potrebbe e avrebbe potuto già nel recente passato favorire i bus GNC in Italia. Non parlandone, non facendo comunicazione su questi aspetti (la mancanza o sballata comunicazione è una problematica che il settore metano continua ad avere da anni) il risultato è sotto gli occhi di tutti, con le aziende di tpl (tranne alcune eccezioni) che acquistano massicciamente ancora bus a gasolio. Vantaggio del biometano che potrebbe essere sfruttato nell'ambito del trasporto pesante, settore che è però solo agli inizi.


Un autobus Man Lion's City a biometano della Ratp a Parigi. (foto da twitter.com/transbus_org)


Distributori di biometano al 100%, una chimera?

Come andrà a finire? Noi utenti stiamo alla finestra (... da fin troppo tempo...), vedremo se avremo, come all'estero, distributori di biometano 100% o mix fra metano/biometano (a titolo esemplificativo in Germania - 200 impianti su quasi 900 lo offrono - lo si può vedere qui nonché qui). Quanto immesso in rete per uso autotrazione in realtà potrebbe essere utilizzato per il riscaldamento o per farci le uova al tegamino. Un dubbio che meriterebbe d'essere chiarito.

(Fonte: redazione metanoauto.com/mdlbz ©)



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