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INQUINAMENTO ALLE STELLE MA SI CONTINUANO A COMPRARE BUS A GASOLIO, POSSIBILE?
Diffusione metanoLe notizie recenti sui livelli di inquinamento si combinano inevitabilmente sulle scelte di rinnovo della flotta del trasporto pubblico locale. Nonostante tanti alleluia, ovazioni e ooohhhh per la mobilità elettrica, la concreta realtà è che le aziende di trasporto pubblico locale continuano a privilegiare pesantemente le motorizzazioni a gasolio, come abbiamo evidenziato nei giorni scorsi con i casi di Bologna, Pavia e Torino, di fatto solo la "punta dell'iceberg".

Infatti, è sufficiente sfogliare le pagine online della GUCE, settore appalti, per rendersene conto digitando nel motore di ricerca «autobus diesel». Una valanga di acquisti di mezzi a gasolio per l'ambito urbano, in proporzione sempre pochi quelli a metano, anzi non di rado capita pure che vecchi bus a metano vengano sostituiti da nuovi a gasolio. Praticamente zero in termini di mezzi interurbani anche se oggi un paio di offerte sul mercato ci sono ma evidentemente l'attaccamento al diesel è così radicato che non si è fatto caso a queste novità, ma fuori dai patri confini la pensano un po' diversamente, ad esempio nei paesi scandinavi e in Francia.


"Io vado a metano" si legge su questo bus dell'Atb di Bergamo ma non sono poche le città italiane dove i bus a metano sono tuttora rari o addirittura assenti, nonostante valori di inquinamento preoccupanti da anni.
(foto da www.facebook.com/ATBAziendaTrasportiBergamo)


Certo per talune città pesa la circostanza di non avere un impianto di rifornimento o di non avere capacità sufficiente di rifornimento, ma probabilmente le stesse aziende che vendono il gas paiono snobbare di netto tale settore, forse per non intaccare la suddivisione, di fatto, del mercato fra gas da cucina/riscaldamento da quello dell'autotrazione? In ogni caso lungimiranza zero. Con la politica e le amministrazioni locali che spesso si fanno letteralmente «intortare» o da dati fantasmagorici oppure facendosi prendere in giro dalla magica parola «Euro 6», che null'altro è che la norma di omologazione attualmente vigente, e facendo sparire le parole «gasolio» e «diesel». Un chiaro effetto dello scandalo diesel che continua ad impestare, per colpa di largheggianti ed irrealistici regolamenti di omologazione di vetture ma anche di bus e camion, l'aria di città italiane ed europee... ed ora l'Europa vorrebbe punire le città che superano i limiti, in un evidente atteggiamento che si potrebbe definire quasi schizofrenico. Ma è un'altra storia.

Alla fine, per rimettere in sesto flotte spesso degne da museo, ossia da sfasciacarrozze, e altamente inquinanti, si va a risparmiare scegliendo, banalmente, la trazione più economica, che è quella a gasolio. Acquisti che si potrebbe tranquillamente definire «disperati» per mettere delle toppe a situazioni dovute a fatti e circostanze di cui la cronaca degli ultimi lustri è piena e le flotte di bus del tpl ci sono andate di mezzo nel peggiore dei modi. Quando invece si dovrebbe riflettere e impostare delle strategie a medio-lungo termine, ossia con un orizzonte temporale di almeno 10/15 anni. Pura fantascienza in Italia.

Per non parlare poi di certi dati diffusi quasi dieci anni fa da un'azienda di riferimento del tpl nazionale che preferì acquistare «eco bus» sulla base di dati che oggi non è nemmeno in grado di recuperare come chi fece quegli studi è stato in grado di inviarceli. Se andiamo a leggere il confronto dei valori degli ossidi di azoto fra bus a metano e diesel (allora della categoria Euro 5 EEV), magari capiamo, anche se i NOx e il NO2 non erano tema d'attualità, quanto fu sbagliata quella scelta. Informazioni che ancora oggi paiono essere la base di talune classiche sparate della serie "il metano inquina più del gasolio", una fake news, come si dice oggi, che sta durando ormai da due lustri. Oggi poi ci si bea a suonare la fanfara passando al «tutto elettrico», cosa che, in realtà, suggella indirettamente il fallimento delle scelte di allora.

Ci si prenda un po' di tempo e si ascolti questa relazione tenutasi al convegno bolognese sui carburanti alternativi nel tpl del 29 settembre 2017 per capire che la scelta pro diesel oggi è per davvero fuori di ogni logica razionale, salvo nei casi in cui il mercato taluni modelli proprio non li offra oppure il mercato non offra taluni modelli specifici (almeno così pare di intuire dai vari tender).

Se poi nelle gare pubbliche per l'assegnazione dei servizi ci si «dimentica» di imporre ai concessionari la transizione alle trazioni alternative (metano/biometano, idrogeno, elettrico), ecco che i concessionari ben si guarderanno di impegnarsi in tal senso. Quella delle, spesso contestate, gare per il tpl potrebbero, anzi dovrebbero, essere lo spunto per dare questa svolta. Invece nulla, non si capisce se per banale dimenticanza, sottovalutazione, mancanza di strategia o semplice ignoranza strategica. Da piangere.

Che poi all'estero parimenti si preferisca cullarsi nella «semplicità» dei bus diesel è, beninteso, pure un dato di fatto. Anche lì si capisce per l'insipienza dell'industria del gas, che fin troppo spesso ha sbagliato tattiche di comunicazione, se mai le ha avute, o non ha supportato concretamente le aziende di tpl con le prime esperienze coi bus a metano, che non mancavano di problemi tecnici risoltisi poi nel corso degli anni con l'evoluzione tecnica e delle norme anti-inquinamento europee. Ma tanto è bastato per guastare fino ad oggi l'immagine dei bus a metano.

In conclusione citiamo un paio di articoli esemplificativi in merito.

«109.366 euro risparmiati ed emissioni nell'atmosfera di 15,86 tonnellate di ossidi di azoto (NOx) e di 18,17 kg di particolato in meno: sono questi i risultati ottenuti grazie all'uso di veicoli alimentati a metano invece che a gasolio nell'ambito dell'iniziativa "La settimana del metano, realizzata da Econometrica in collaborazione con Eni che si è conclusa con l'arrivo del 1° Giro d'Italia a metano al Motor Show 2011. Una flotta di 348 veicoli a metano (autobus, autocarri leggeri e autovetture) hanno funzionato a gas naturale dal 21 al 27 novembre per un totale di 617.701 km, per percorrere i quali sono stati impiegati 292.865 kg di metano». (Bologna, dicembre 2011)

«I 42 autobus a metano in servizio a Trento hanno percorso nel 2015 circa 2 milioni di chilometri, sul totale di 5,5 milioni percorsi dai bus urbani. La differenza di costo rispetto al diesel è di circa 0,18 euro al chilometro. In termini di risparmio significa circa 360 mila euro ogni anno, che compensano il costo (100 mila euro) del servizio esternalizzato del rifornimento. Con la flotta di 64 mezzi a metano, sull'intera flotta circolante in città, si potrà arrivare ad un risparmio superiore ai 500.000 euro, oltre che ottenere una riduzione delle emissioni inquinanti».​ (Provincia di Trento, febbraio 2017)

Nota: (Fonte: redazione metanoauto.com/mdlbz ©)
Inserito Tuesday 6 February 2018 da mdlbz (485 letture)
 
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Re: INQUINAMENTO ALLE STELLE MA SI CONTINUANO A COMPRARE BUS A GASOLIO, POSSIBILE? (Voto: 1)
da Perseo78 Tuesday 6 February 2018
(Info Utente )
...verrà il giorno..



Re: INQUINAMENTO ALLE STELLE MA SI CONTINUANO A COMPRARE BUS A GASOLIO, POSSIBILE? (Voto: 1)
da jefff Monday 19 February 2018
(Info Utente )
Assurdo, davvero assurdo. Potrei capire al limite di non poter passare tutti i nuovi acquisti sul metano e fare una 'transizione' un po' alla volta, ma qui si va indietro... alla faccia dell'inquinamento.


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