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Autore Messaggio
maximix
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Registrato: 26 Feb 2007
Messaggi: 4422
Località: MO-TA
MessaggioInviato: Mer 28 Apr 2010, 10:21 Rispondi citandoTorna in cima

Il Giornale ha scritto:
Che triste l'occidente che tratta i vecchi come malati terminali
Altro che “pace”! Sembra proprio che in Occidente l’umanità non sappia fare a meno di avere a che fare sempre con la morte. Siamo riusciti a liberarci dell’uccidere e del farci uccidere nelle guerre, dell’obbligo della leva; siamo riusciti ad assumere soltanto volontari nelle forze armate, ad eliminare con l’igiene e con i vaccini l’imperversare della morte nelle epidemie, a curare e guarire la maggior parte delle più gravi malattie, ma vogliamo che la morte, e il pensiero della morte, stia sempre in mezzo a noi. Un tempo erano gli eremiti, gli asceti, i monaci che, come San Gerolamo, tenevano sotto gli occhi la raffigurazione di un teschio per costringersi a pensare sempre alla morte. Si trattava di un gesto penitenziale, di una severa disciplina, abbracciata da quei cristiani dei primi secoli che temevano di non saper reprimere la forza del desiderio di vita, di piacere, di gioia che accompagna per natura ogni essere umano. Pare, invece, che in Olanda si stia preparando il “memento mori” non come spauracchio contro i pericoli del piacere, ma come rassicurazione contro la vecchiaia: dopo i 70 anni, se vuoi, puoi ammazzarti, e lo Stato ti aiuta a farlo.
Sembra davvero incredibile che uno Stato non del tutto fuori di senno possa dare spazio con una legge, o meglio “creare” nella realtà, iscrivendolo in una legge, uno stato d’animo di questo genere: “nella nostra società tu, avendo compiuto settanta anni, rappresenti un morto, anche se vivi. Noi non ti uccidiamo, ma se vuoi ti aiutiamo a ucciderti”. Di conseguenza, spingere centinaia di migliaia di cittadini a sentirsi e a riconoscersi inutili, fuori dalla comunità dei vivi, incoraggiandoli alla disperazione e al suicidio. In Olanda è già in vigore la legge che permette l’eutanasia al malato grave che ne esprima la volontà; la proposta di permettere l’eutanasia a coloro che hanno compiuto i settanta anni, equiparando in pratica tale età ad una malattia grave, è purtroppo un’altra temibile prova della facilità con la quale gli uomini si abituano, una volta superato un “confine”, a considerare normali i comportamenti della propria cultura senza più percepirne i significati.
I costumi sociali si formano molto lentamente e l’idea che sia la società (lo Stato) ad avere il diritto di fermare la vita dell’individuo espellendolo dall’attività, viene da lontano. E’ implicita, infatti, nel concetto marxista del “lavoro” come unico scopo di vita, e nell’obbligo dell’età della pensione, un obbligo che spesso “uccide”, quando non fisicamente, psichicamente e moralmente. Invece di prendere atto della rivoluzione che la nuova durata della vita ha portato con sé, lasciando libera la persona di svolgere la propria attività fin quando voglia e regolamentando in modo diverso tutto il sistema pensionistico, gli Stati esitano a compiere i passi indispensabili in questa direzione e addirittura l’Olanda sembra voler prendere il posto di Dio o della Natura, fissandola a settanta anni. Si dirà che c’è una raccolta popolare di firme a richiederlo, ma sappiamo tutti molto bene che il “popolo” da sé non sa e non può fare nulla: sono gli organizzatori veri quelli che contano, non quelli che appaiono. Sicuramente saranno proprio questi organizzatori, se non lo farà lo Stato olandese, a sottoporre la proposta di legge al Parlamento europeo. In quel caso tutti i cittadini d’Europa ne diventerebbero responsabili.
L’idea che l’Europa sia ormai una civiltà in declino è molto diffusa. Forse è giunto il momento di riflettere seriamente su questa convinzione, cercando di guardare a noi stessi nel modo più oggettivo possibile. La prima prova di questo declino, la più certa, per quanto possa sembrare il contrario, è l’aver fissato gli indicatori dello “sviluppo” nel campo di una economia ristretta al mercato, alle merci, alle monete, un campo nel quale non rientra nessuna delle qualità che hanno caratterizzato per secoli la civiltà europea e che conduce a considerare “morti viventi” quelli che non producono. E’ un PIL in termini di “pensiero” quello di cui abbiamo bisogno e che forse siamo ancora in grado di recuperare.

Ida Magli
13 aprile 2010


Sbalordito

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E anche con venti avversi coraggiosamente navigheremo.
BUONGIORNO TARANTO
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simomet
Ospite





MessaggioInviato: Mer 28 Apr 2010, 14:21 Rispondi citandoTorna in cima

ma in quale veste è stato citato l'articolo?

l'indignazione è verso il giornalista, come penso che sia, o verso il governo olandese?
maximix
Amministratore del sito


Registrato: 26 Feb 2007
Messaggi: 4422
Località: MO-TA
MessaggioInviato: Mer 28 Apr 2010, 15:08 Rispondi citandoTorna in cima

La seconda che hai scritto.

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BUONGIORNO TARANTO
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Animalunga
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MessaggioInviato: Mer 28 Apr 2010, 21:40 Rispondi citandoTorna in cima

Come sempre non voglio convincere nessuno.
Come sempre parlo di una mia esperienza personale.
Come sempre è un mio punto di vista.
Mia suocera, a cui ho voluto bene forse più di mia madre, è stata "digerita" e ridotta a un vegetale dal morbo di Alzehimer (non so neanche scriverlo), era una persona che ha dedicato la sua vita (ex infermiera) alla cura degli altri: ha visto spegnersi parenti e sconosciuti preda delle peggiori malattie, aveva sempre detto di non voler fare la stessa fine.
Ha finito la sua vita in una struttura apposita perché, negli ultimi tre mesi, non potevamo più seguire le infinite terapie a cui quello schifo di malattia l'aveva indissolubilmente legata in 4 (QUATTRO!!!!!!) anni di decorso.
Non sono stato al suo funerale perché quell'involucro spento non era la persona che avevo conosciuto e che, quando era lei, si divertiva a pungermi il sedere con l'ago da ricamatrice.
Aldo, 90 anni e in lotta da 30 anni col morbo di Parkinson: un altro punto di riferimento della mia vita: il Natale passato l'ho sorretto mentre la moglie e le nipoti lo lavavano perché si era defecato addosso: non era più in grado di govenare il suo corpo malgrado la sua testa fosse la stessa della sua giovinezza; siamo rimasti soli un attimo io e lui e guardandomi, con il viso solcato dalle lacrime, mi ha detto (sono parole che mi sono rimaste impresse nel cuore con il fuoco):- Arrivati a questo punto, è arrivato il momento di andarsene.- Gli ho risposto che nella sua vita aveva dato tanto ed era arrivato il momento di prendere, ma dentro di me, se ci fossero stati gli estremi e le possibilità, non avrei avuto niente in contrario ad aiutarlo nel suo proposito.
E' morto 3 mesi dopo, quando da solo non poteva nemmeno girarsi nel letto.
I vichinghi ritenevano la "morte di paglia" (quella nel letto di malattia) il peggiore dei disonori. Tra gli echimesi, i vecchi si allontanavano da soli per andare a morire in disparte, quando si rendevano conto di non poter essere più utili alla comunità: è una questione di culture.
Secondo me non si tratta di diritto alla vita:
si tratta di diritto alla dignità.
Io rivendico il mio diritto ad andarmene dignitosamente, in punta di piedi, senza dar fastidio a nessuno, se non alla coscienza degli ipocriti.
Uno stato democratico dovrebbe dare questa possibilità, qualora una parte delle persone che rappresenta lo richiedesse.

E io sarei uno dei primi a mettere la firma.
mghiretti
Ambasciatore del metano


Registrato: 29 Apr 2005
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Località: Parma
MessaggioInviato: Mer 28 Apr 2010, 21:55 Rispondi citandoTorna in cima

anch'io

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fisico73
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Registrato: 27 Apr 2005
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MessaggioInviato: Mer 28 Apr 2010, 22:12 Rispondi citandoTorna in cima

io sono convinto che chiunque abbia il sacrosanto diritto di decidere della propria morte... Ovvio che la cosa vada regolamentata per non trasformare una "delusione" in depressione e, di conseguenza, in tragedia, magari coinvolgendo innocenti... Ma se la sofferenza è insopportabile non vedo perchè negare un gesto di pietà verso chi desidera andarsene (a qualsiasi età).

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Fisico73
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maximix
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Località: MO-TA
MessaggioInviato: Gio 29 Apr 2010, 08:21 Rispondi citandoTorna in cima

Citazione:
Che triste l'occidente che tratta i vecchi come malati terminali

Non travisiamo il senso dell'articolo. La proposta olandese è quella di aiutare a morire gli ultrasettantenni che lo decidessero per una qualsiasi ragione indipendente dalla propria condizione di salute. Non si parla di "stato vegetativo" (definizione che personalmente odio) o presunto tale. Se tutto fosse semplicemente fatto in nome della libertà individuale e della dignità, la domanda sarebbe (e l'articolo ha centrato la questione): perchè solo dai 70 anni in poi? Perchè rientri da quel momento in poi in una categoria di persone che la società ha classificato come "inutili"? Chi decidesse di andarsene "in punta di piedi" molto tempo prima, sarebbe invece condannato ad essere "utile" alla società al pari di uno schiavo? Un capitolo a parte si potrebbe aprire sulle motivazioni e le responsabilità che possono condurre un ultrasettantenne a scegliere di morire. E non mi stupisco che tali proposte arrivino sempre da un nord Europa che può vantarsi di detenere un primato in fatto di suicidi:
Citazione:
In Europa il numero di casi di suicidi varia profondamente da un paese all'altro. I cittadini meno esposti sembrano essere quelli che vivono nei paesi mediterranei. I dati pubblicati nel 2004 dalla Commissione europea (sui decessi per suicidio avvenuti nel 1999) mostrano che in Grecia, Portogallo e Italia c'erano meno di 10 casi di suicidi di uomini - e meno della metà per le donne - ogni 100.000 persone. La Spagna seguiva da vicino. L'incidenza dei suicidi è invece particolarmente inquietante nel nord dell'Europa. In Lituania nello stesso periodo 77 uomini e 12 donne su 100.000 persone avevano deciso di togliersi la vita. Altri tassi alti vengono segnalati in Estonia, Lettonia, Ungheria, Slovenia e Finlandia. Il nord Europa conosce però alcune eccezioni. Nel Regno Unito, che rispecchia la situazione spagnola, si muore meno per suicidio che in Austria, Francia, Germania e nel piccolo Lussemburgo.


Animalunga ha scritto:
E io sarei uno dei primi a mettere la firma.

Io chiederei come prima cosa di non essere lasciato solo: la nostra percezione della dignità, dipende soprattutto da come ci viene fatta percepire da chi ci sta accanto.

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barde
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Registrato: 2 Dec 2007
Messaggi: 1120
Località: Caronno Varesino
MessaggioInviato: Ven 9 Lug 2010, 12:53 Rispondi citandoTorna in cima

Come si percepisce la propria vita, ed il proprio stato di salute, quando si e' malati e' molto diverso da cio' che si pensa quando si e' in salute.

Provate a chiederlo a chi quando era in salute la pensava in un certo modo ed una volta malato la pensa assai diversamente.
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Rufus1973
Ambasciatore del metano


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Messaggi: 1029
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MessaggioInviato: Ven 9 Lug 2010, 13:33 Rispondi citandoTorna in cima

Ciao a tutti.
Il tema è molto complicato. Soprattutto perchè poi ci si mette di mezzo una serie di personaggi che ne (S)parlano solo per accattivarsi un po' di altri personaggi.
Purtroppo (cosa che non auguro a nessuno) mi sono trovato molto vicino al decidere se "staccare la spina" o meno. Nel momento in cui la dottoressa (con una umanità veramente fuori dal normale, per capacità di comprensione e vicinanza psicologica) ha ventilato l'ipotesi mi si è letteralmente gelato il sangue nelle vene. "Per fortuna" (certo il termine risulta ben poco appropriato) non è stato necessario prendere la decisione.
Io a riguardo ho una posizione molto cinica:
1) assistere una persona disabile è una fatica immane, che richiede a volte il completo annullamento di un'altra persona che deve completamente dedicarsi alla cura, ai bisogni ed a tutto quanto serve al disabile per sopravvivere (oltre che, purtroppo, provvedere di tasca alle spese)
2) quale dignità umana c'è nel vivere attaccato a due tubi uno per 'aria ed uno per cibo ed acqua, senza potersi esprimere o, MOLTO PEGGIO, consci di come si vive?
3) Con quale diritto un legislatore decide al posto mio come e quando devo morire? E soprattutto, con tutti i casini che ci sono, non sarebbe meglio perdere un po' più di tempo a sistemare le cose in materia economica? Su temi di natura morale non accetto nessuna imposizione, soprattutto dai nostri politici (e, lasciatemelo dire, anche dai rappresentanti di Dio in Terra...)

Ciao, Raffaele

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Raffaele
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maximix
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Registrato: 26 Feb 2007
Messaggi: 4422
Località: MO-TA
MessaggioInviato: Ven 9 Lug 2010, 13:48 Rispondi citandoTorna in cima

Come già scritto prima:

maximix ha scritto:
La proposta olandese è quella di aiutare a morire gli ultrasettantenni che lo decidessero per una qualsiasi ragione indipendente dalla propria condizione di salute.


Rufus1973 ha scritto:
Con quale diritto un legislatore decide al posto mio come e quando devo morire?

Con quale scopo il legislatore decide che si è liberi di morire solo dopo i 70 anni? Vuole risparmiare sulle pensioni o sull'assistenza sia fisica che morale nel momento in cui se ne ha più bisogno, facendo leva sui momenti di debolezza degli esseri umani (leggi suicidio)?

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